4. La majalata
di Massimiliano della Rocca

 

NOTA: Questo racconto è frutto esclusivo della mia fantasia (fantasia malata, dirà qualcuno). Fatti e persone sono quasi immaginari, ed ogni somiglianza alla realtà è più o meno puramente casuale.

 

  • “Aaahhhhhhhh Aiuto Aiut...”

Ansimava Della Rocca, dibattendosi sempre più flebilmente tra le spire delle feroci amanti che la sua immaginazione malata aveva creato. Con uno sforzo immane, riuscì finalmente a raggiungere la tastiera del computer, dove le dita cicciotte digitavano freneticamente CTRL-ALT-DEL, CTRL-ALT-DEL, CTRL-AL... nell’inutile tentativo di arrestare l’invenzione impazzita.

***

  • “ADUNATA SECONDA COMPAGNIAAAAAA!!!!”

L’urlo selvaggio risuonò nei locali della palazzina AUC della casema Cesare Battisti di Aosta, molti anni dopo la chiusura della Scuola Militare Alpina che era stata colà acquartierata per formare gli Ufficiali di Complemento della Fanteria Alpina. Gli allievi si precipitarono all’unisono verso il piazzale antistante, fu un affare di pochi secondi. Fieri e cazzuti, perfettamente allineati secondo i plotoni di appartenenza, il volto levato in direzione del poligono di Cleu Neuf, si inquadrarono senza colpoferire in un “riposo” così cazzuto che avrebbe fatto impallidire l’attenti più formale delle guardie della regina d’Inghilterra. Poi i sottotenenti uscirono dalla sala comandanti di plotone, tosti da far paura, e si schierarono ognuno davanti alla propria unità. Il comandante del primo plotone si appostò di fronte al gruppo più a sinistra, che al suo apparire era scattato sull’attenti nell’aria frizzante del mattino aostano.  Dall’alto dei suoi 3559 metri il monte Emilius osservava stupito quello strambo manipolo di AUC.

  • “I comandanti di squadra presentino la forza”

 

Ordinò gelido il sottotenente. I quattro allievi in prima fila uscirono dai ranghi e si schierarono a semicerchio attorno al loro comandante, rigidi sul saluto. Il sottotenente portò la mano destra alla tesa, poi la ritornò rapido al fianco. All’unisono, gli allievi schierati scattarono, in modo che il loro palmi partissero dopo quello dell’ufficiale ma arrivassero per primi alla cucitura dei pantaloni. Questione di formalità. Con un ghigno di soddisfazione per il perfetto livello di addestramento dei propri subordinati, l’ufficiale si volse verso l’allievo alla sua sinistra, per sollecitarne la presentazione della forza.

  • “Allievo Ufficiale Sonia Braga, Seconda Compagnia, Primo Plotone, Fuciliere COMANDI!”

 

Declamò a voce altissima il minuto allievo, un fascio di muscoli teso sugli attenti.

  • “Prima squadra: Forza effettiva nove, forza presente nove. Nessuna novità di rilievo. COMANDI!”

 

Il sottotenente annuì, poi si girò impercettibilmente verso i comandanti delle squadre seguenti, che ripeterono la tiritera:

  • “Allievo Ufficiale Marilyn Monroe, Seconda Compagnia, Primo Plotone, Fuciliere. Seconda squadra: Forza effettiva nove, forza presente nove. Nessuna novità di rilievo. COMANDI!”

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  • “Allievo Ufficiale Emma Bovary, Seconda Compagnia, Primo Plotone, Fuciliere. Terza squadra: Forza effettiva nove, forza presente nove. Nessuna novità di rilievo. COMANDI!”
  • “Allievo Ufficiale Catherina Zeta-Jones, Seconda Compagnia, Primo Plotone, Esploratore. Forza effettiva nove, forza presente nove. Nessuna novità di rilievo. COMANDI!”

 

Allo stesso modo, gli altri comandanti di plotone raccolsero le informazioni relative agli allievi affidati al loro comando. Una volta terminate le presentazioni delle squadre, i comandanti ordinarono ai loro sottoposti di rientrare nei ranghi e si girarono a far faccia al vice-comandante di compagnia. La cerimonia di poc’anzi si ripetè:

  • “Sottotenente Messalina, comandante del primo plotone della seconda compagnia. Forza effettiva trentasei,  forza presente trentasei. Nessuna novità di rilievo. COMANDI!”

 

  • “Sottotenente Marquise de Montreil, comandante del secondo plotone della seconda compagnia. Forza effettiva trentasei,  forza presente trentasei. Nessuna novità di rilievo. COMANDI!”
  • “Sottotenente Cleopatra, comandante del terzo plotone della seconda compagnia. Forza effettiva trentasei,  forza presente trentasei. Nessuna novità di rilievo. COMANDI!”

 

  • “Sottotenente Marlene Dietrich, Comandante del quarto plotone della seconda compagnia. Forza effettiva trentasei,  forza presente trentaquattro. Sono assenti gli allievi Campbell e Figòn, chiedenti visita. COMANDI!”

Il vice-comandante di Compagnia, digrignò i denti alla notizia che due allievi avevano marcato visita. Al comandante di compagnia la notizia non  sarebbe piaciuta, non sarebbe piaciuta per niente: guai in vista, per tutti. Si fece forza e, dopo aver congedato i comandanti di plotone che si sistemarono ognuno a fianco della propria unità, si girò ad attendere l’ingresso nel piazzale del comandante della seconda compagnia del battaglione AUC della Scuola Militare Alpina di Aosta, la più dura scuola di ufficiali del mondo.

***

Sornione, Della Rocca aveva assisitito da dietro le tendine del proprio ufficio alla cerimonia di presentazione che, nonostante la complessità, si era svolta in pochi minuti. Assicuratosi che la Seconda Compagnia era pronta per la rivista, mosse il cranio pelato ed il baffo sornione giù dalle scale, poi verso il piazzale. Al suo apparire, il sottotenente Borgia, una cazzutissima raffermata di cinque corsi prima, si girò verso la compagnia ed abbaiò il proprio ordine:

  • “Seconda Compagnia: AT-TENTI!”

KA-BOOOOM!!!! Tuonarono all’unisono le suole vibram i quegli strani AUC, così ben addestrati eppure così poco... AUC.  Dopo essersi assicurato con un’occhiata gelida che il reparto fosse perfettamente schierato, il sottotenente si girò a far faccia al suo pingue superiore e, dopo aver formalmente salutato, declamò:

  • “Sottotenente Lucrezia Borgia, vice-comandante della Seconda Compagnia AUC. Forza attiva centoquarantaquattro, forza presente centoquarantadue. Sono assenti gli allievi Campbell e Figòn, chiedenti visita. COMANDI!”

Un ghigno di disgusto percorse la pingue figura del capitano all’annuncio dei chiedenti visita, certe notizie lo mettevano istantaneamente di malumore.

  • “Dia il  riposo”

bonfichiò incazzato. Con una aggraziata piroetta, la bellissima sottotenente di Fanteria Alpina si girò e comandò:

  • “Seconda compagnia RI-POSO”

KA-BOOOOOM!!! Poi, silenzio di tomba. Il capitano Della Rocca rimase per parecchi secondi ad ammirare voglioso il deretano perfetto del suo vice, poi cominciò a parlare.

  • “Allievi Ufficiali del cento-x-esimo corso...”

(con x dispari, sempre stati fighette quelli della seconda...)

KA-BOOOOM!!!

Perfettamemente addestrati, all’inizio del discorso del superiore gli allievi si erano schiaffati sull’attenti automatico. Rimessi sul riposo da Borgia, gli allievi seguirono con apprensione le mosse del capitano.

  • “Non va signori, così proprio non va!”

Cominciò Della Rocca mentre si addentrava tra i ranghi. Gli allievi, stretti negli attilati pantaloni di spandex che ne rimettevano in risalto le forme aggraziate, attendevano tesi lo scatto di ira che sicuramente sarebbe seguito. Il tessuto teso allo spasimo rivelava chiaramente il segno della biancheria intima degli allievi: chi in tanga, chi in coulottes di pizzo. L’allievo Sharon Stone, banfone come sempre, si metteva in vista per la mancanza di piegoline rivelatorie, il davanti dei pantaloni teso sul monte di Venere aveva assunto l’aspetto dell’impronta di un cerbiatto. Rigidi sul riposo, con le mani mantenute alte sui reni, gli allievi ostentavano i seni perfetti malamenti contenuti nelle discinte canottiere verdi-oliva.

  • “Così non va, signori”

ripetè il capitano saggiando la tensione del cinturone dell’allievo Zeudi Araia, che sussultò di piacere al tocco di Della Rocca.

- “Cinturone sugli attributi, tre giorni”

Borgia prese nota.

- “Che cazzo sono questi, allievo?”

Sbottò burbero Della Rocca. La formosa AUC Rita Hayworth arrossì d’orgoglio per essere stata notata, la vicinanza col Capitano l’aveva già fatto inturgidire.

- “Abbaglianti in adunata, due giorni”

Borgia annotò.

- “La vostra formalità lascia alquanto a desiderare signori. Come se non bastasse, due di voi hanno marcato visita. Passerete la mattinata facendo addestramento formale, ed a quelle due penserò io...”

Gli allievi sospiravano, ma era per desiderio carnale del corpo tozzo del capitano Della Rocca. Nonostante il suo misero aspetto ed il rudo approccio tutte le splendide ragazze, senza eccezione, adoravano il loro comandante ed avrebbero fatto carte false per poterne assaggiare la virilità.

I sottotenenti Messalina, De Montreil, Cleopatra e Dietrich cominciarono a far marciare le proprie unità sulla piazza d’armi, mentre una pioggerella sottile trasformava quell’improbabile compagnia di AUC nel prime della loro cazzuta femminilità in un gigantesco wet T-shirt contest.

  • “PASSO!”

KA-BOOM!

  • “PASSO!”

KA-BOOM!

  • “CADENZA!”

KA-BOOM, KA-BOOM, KA-BOOM KA-BOOM KA-BOOM!!!

I seni formosi ballanzonavano all’unisono, ed il capitano Della Rocca si attardò per godersi lo spettacolo mentre passava davanti all’affresco raffigurante le montagne della val d’Aosta, diretto verso l’infermeria.

***

Della Rocca trovò gli allievi Naomi Campbell ed AnnaMaria Figòn che si slinguazzavano. All’improvviso ingresso del superiore scattarono sugli attenti, nude com’erano. Al Capitano mancò il respiro alla vista di quei corpi perfetti, il viso arrossato per l’eccitazione e la vulva coperta di brina. Si avvicinò, a sfiorare i seni ambrati dell’AUC Campbell e poi quelli candidi di AnnaMaria Figòn.

  • “Avete marcato visita, schifezze umane: qual’è la vostra giustificazione?”

 

Sbottò burbero Della Rocca, che però si era intenerito nel percepire i sospiri eccitati dei propri sottoposti.

  • “Veramente, Capitano, l’abbiamo fatto nella speranza di passare un pò di tempo vicino a lei...”

 

Confessò la Figòn la voce resa roca dall’eccitazione. Era scesa dagli attenti ed aveva cominciato a strusciarsi lasciva contro il superiore. Colto di sorpresa, Della Rocca non si era accorto che Naomi Campbell l’aveva avvicinato da dietro, confinandolo in quel sandwich tra una mulatta ed una bionda che è il sogno segreto di molti uomini. Lo spinsero con dolcezza sulla branda dell’infermeria e cominciarono ad accarezzargli con lascività il cranio mentre gli sfilavano l’uniforme sformata, mettendo in luce la brutta trippa dell’ufficiale. Figòn si mise cavalcioni sul ventre di Della Rocca, strofinandogli sul baffo ispido i seni perfetti, mentre Campbell gli si era accovaciata tra le cosce e lavorava di lingua il membro che si ergeva a fatica.

  • “Aiut...!!! Arf, Grumpf!!!! Queste sono assatanate, va a finire che mi ammazzano!!! Aria, Ariaaaaa!!!”

 

Della Rocca all’interno dell’attillatissima tuta in neoprene che lo stava stritolando, annaspava con tutti quei nano-muscoli elettronici che ci aveva sistemato. Il sensore orale, gonfiatosi per simulare la presenza di quei turgidi capezzoli virtuali, non lasciava passare abbastanza aria e Della Rocca era oramai in grave debito di ossigeno. Poi lo stimolatore zone erogene, che fino a quel momento aveva simulato un paio di labbra vellutate ed una lingua guizzante, cominciò a strizzargli con fermezza il glande, come se l’immaginaria Naomi Campbell avesse cominciato a morderlo senza ritegno...

  • “Sii prendimi majale, sono tutta tua!”

 

sussurrava la mulatta con la roca voce artificiale che la sua vittima le aveva donato, mentre la bionda ansimava e ruggiva come una tigre presa in gabbia (una registrazione di un film porno).

  • “Aaahhhhhhhh Aiuto Aiut...”

 

Ansimava Della Rocca, dibattendosi sempre più flebilmente tra le spire delle feroci amanti che la sua immaginazione malata aveva creato. Con uno sforzo immane, riuscì finalmente a raggiungere la tastiera del computer, dove le dita cicciotte digitavano freneticamente CTRL-ALT-DEL, CTRL-ALT-DEL, CTRL-AL... nell’inutile tentativo di arrestare l’invenzione impazzita.

***

Era cominciato tutto parecchi anni prima: di ritorno dai quindici mesi di servizio di prima nomina in qualità di ufficiale di complemento della fanteria Alpina, Della Rocca era sessualmente frustrato. La viva intelligenza e le sovrabbondanti dosi ormonali –per non parlare dei racconti dettagliati degli exploit delle sue max, dei compagni di corso e perfino delle matte- non cessavano di tormentarlo, ma il fisico scadente e la laida figura gli avevano impedito di raggiungere la benchè minima soddisfazione carnale -del tipo che coinvolge più di una persona, voglio dire. Il tutto era esacerbato dalla vita di guarnigone in alta Pusteria, dove anche i colleghi più scafessi avevano rastrellato occasioni per soddisfare la sete dei sensi che l’ardore dei vent’anni infliggeva a tutti. Locali o foreste, giovani o mature, vergini od esperte, in macchina od in garnì: bene o male tutti avevano avuto occasione di celebrare la propria giovinezza sull’altare di Venere. Tutti, tranne Della Rocca.

Al momento del congedo, Della Rocca tornò alla sua città, determinato a prendersi la rivincita che i surriscaldati corpi cavernosi pretendevano. Non fu così: le amiche del liceo lo snobbavano, ed anche la vecchia morosa –bruttina che fosse- si era trovato un altro.

Erano però gli anni del boom dell’informatica: fedeli alla legge di Moore, i personal computers dimezzavano in prezzo e raddoppiavano in capacità computativa ogni diciotto mesi. In breve tempo anche lo sfigato ufficiale degli Alpini in congedo illimitato provvisorio fu in grado di permettersi uno straccio di PC. Visto che la vita sociale gli faceva difetto, Della Rocca ebbe il tempo per dedicarsi anima e corpo ad apprendere l’uso dell’apparecchio informatico: in poco tempo divenne bravino, poi un esperto, poi continuò a progredire fino a trasformarsi in uno dei massimi esperti mondiali della cibernetica.

Il progresso avanzava furioso: in men che non si dica il mondo passò da MS-DOS a Internet. Fu una pacchia per il povero Della Rocca, che agli albori della tecnologia –prima che tutti capissero che nel gioco di seduzione virtuale tutti si fanno passare per belli, giovani ed aitanti- si divertiva a concupire ciberneticamente con sedicenti fanciulle in cerca di avventure. Quel paio di volte che commise l’errore di arrangiare un appuntamento le neo-trovate fiamme –anche se sedotte in anticipo dalla sua retorica fluente- fuggirono spaventate davanti al terrifficante aspetto del lardoso Della Rocca e lui novello Cirano rimaneva lì col cuore (anzi con la minchia) a pezzi, come un pandòlo.

Fu un servizio su RAI3 che gli diede l’idea: vi si narrava dei nuovi sitemi di realtà virtuale messi a punto dagli studi stilistici dei costruttori d’automobile. Abbandonati la creta ed il pantografo, i disegnatori progettavano oramai i loro veicoli interamente su computer. Poi, indossati uno speciale visore ed un apposito guanto tattile, visitavano ed avevano l’impressione di accarezzare il bolide che fino a quel momento esisteva solo nei loro sogni. Carozzeria ed interni, fibra di carbonio e cuoio di Madera, il frutto del cesello di un artigiano e le complicate curve di Bezier: era possibile approssimare tutto nel mondo di realtà virtuale che le nuove tecnologie schiudevano agli occhi sapienti degli adepti.

La balzana concezione si era già formata nell’universo personale di Della Rocca, che era pesantemente influenzato dall’eccesso di grappa e di testosterone. Il fattore scatenante fu però un videogioco, un banale golf virtuale in cui i partecipanti potevano scegliere l’aspetto fisico del giocatore che li avrebbe rappresentati, con un’impressionante precisione di particolari. Grassi o magri, biondi o bruni, capelli lunghi o corti...

***

Della Rocca ci lavorò su per settimane, poi mesi, poi anni. Grazie alla sua innata capacità di penetrare i siti super-protetti delle più grandi corporazioni, riuscì ad appropriarsi dei dettagli tecnici del guanto tattile in uso presso i più sofisticati studi di design. Pian piano, dilatò la copertura digitale fino ad comprendere l’intera figura umana, à la “The silence of the Lambs”. Sottili connessioni a nano-muscoli potevano provocare sensazioni realistiche su tutto il corpo, ed erano particolarmente concentrate sulle zone erogene: genitali, lingua, capezzoli, lobi.

Poi fu la volta del software per la definizione delle caratteristiche fisiche, che Della Rocca prelevò senza colpo ferire dal sito della società di videogiochi che lo aveva messo a punto. Lo perfezionò però di molto, cosicchè divenne possibile definire non solo partners di pura fantasia, ma anche personaggi reali: bastava una foto, uno scanner e... il gioco era fatto. In poco tempo Della Rocca creò un archivio cibernetico delle donne più conturbanti della storia dell’umanità, catturate al momento del loro massimo splendore: Brigitte Bardot all’età di vent’anni e Pamela Anderson, la Venere di Milo (con le braccia), Raquel Welch e Brittany Spears. E poi: la dirimpettaia, la moglie del fornaio, la studentessa che sedeva in prima fila alle sue lezioni di economia, la professoressa di matematica del liceo, tutte catturate ed inserite nel bordello informatico di Della Rocca che le aveva dotate tutte di una passione ninfomane per il loro creatore.

Infine Della Rocca si intrufolò nei sito Internet di tutte le agenzie di viaggio specializzate in destinazioni esotiche: si accapparrò della descrizione digitale della spiaggia di Bahia e della Piazza Rossa, della piattaforma al sommo della torre Eiffel e della vetta del Kilimanjaro. E perfino dello studio ovale: chi non ha mai sognato di scopare sulla scrivania della Casa Bianca? L’ambiente che lo appassionava di più era però la sede della Scuola Militare Alpina. Con l’aiuto delle foto riperite sul sito www.scuolalpina.it e grazie anche alla conoscenza personale dei luoghi, Della Rocca lo ricreò per filo e per segno, dalla palazzina AUC all’armeria di Battaglione, dal corpo di guardia al merdaio.

Il perfezionamento dei dettagli gli prese più di quello che aveva immaginato, ma Della Rocca non volle risparmiare alcuno sforzo perchè la sua simulazione cibernetica fosse perfetta. Con l’aiuto dei testi di Freud e degli studi di Kinsley, simulò infine un’intera gamma di umori femminili che raramente si trovano in natura.

***

Della Rocca riusciva a stento a contenere l’eccitazione all’aprocciarsi del giorno che aveva prescelto per la prova del sistema che aveva deciso di battezzare “S.T.E.N” (Sensitive Tactile Erogenous Network), il principio di un ponte festivo di mezza estate dove sperava di essere lasciato in pace per le molte ore che avrebbe preso la simulazione. Eccitato oltre misura, alambiccò a lungo con algoritmi ad-hoc e subroutines, immaginando in cuor suo le avventure straordinarie che la sua sensazionale invenzione gli avrebbe fatto vivere.

Alle ore 00:01 la selezione comiciò.

Per prima cosa si trattava di scegliere il luogo dove avrebbe avuto luogo la copulazione cibernetica. Senza esitare, Della Rocca cedette ad un impulso Freudiano:  scelse la caserma Cesare Battisti , dove si erano originate tutte le sue frustrazioni

Venne poi il momento di scegliere la situazione per il suo orgasmo fantastico:

□         PARTNER SINGOLO
□         MENAGE À TROIS
□        ORGIA

Della Rocca esitò a lungo, infine cliccò su “menage à trois”. Automaticamente, il software da lui creato gli pose la scelta:

SCELTA DI PARTNER #1
□         PERSONAGGIO MEMORIZZATO
□         NUOVO PERSONAGGIO

Dopo aver cliccato sulla prima casella, Della Rocca scelse Naomi Campbell: da lungo tempo una sua favorita (egli aveva barato un pochino nella definizione della bella Naomi cibernetica: le aveva aumentato la misura del reggiseno).

Allo stesso modo, Della Rocca scelse la seconda porcona della sua avventura virtuale, focalizzando la propria attenzione su quella AnnaMaria Figòn, capitano del SisMax che gli turbava i pensieri da quando gli era stata presentata dall’amico di lista Enrico Mandolòn. Questa volta non fu necessario nessun ritocco: il fisico della bella Ufficiale era perfetto così com’era.

Poi venne il momento di selezionare l’umore delle partecipanti al suo immaginario exploit sessuale:

□         DISPONIBLIE
□       ECCITATA
□      ASSATANATA
□       NINFOMANE

Senza pensarci su due volte, Della Rocca cliccò sulla quarta scelta per entrambe le giovani selezionate. Per finire, il software propose a Della Rocca la scelta del proprio livello di virilità:

□        MOSCIO                   □         PASTOSO     □         BARZOTTO
□         SEMIDURO              □         DURO           □        DA CULO

Poi infilò la sottile tuta ed il visore a 360 gradi, imboccò il boccaglio che rappresentava il sensore orale, collegò il grosso cavo  per la connessione seriale e lanciò il programma... coi risultati che abbiamo visto.

***
Drin... drin.... drin

D’un tratto nell’alloggio di Della Rocca suonò il telefono

Driiiiiiiiiiiin!!! Al quarto squillo, la segreteria telefonica subentrò:

  • “Ciao, sono Della Rocca. Lasciate un messaggio”
  • “Mattaccia dove ti sei cacciato: è tutto il giorno che ti cerco!

 

Era Luca Galimba, fratello di corso e fedelissimo amico di Della Rocca.

  • Senti, mi hanno chiamatoquelli della lista, stanno organizzando una marcia sul monte Emilus per celebrare l’anniversario della Scuola Militare Alpina. Perchè non vieni anche tu? Lo so che dire che sei fuori forma è un eufemismo, casomai ci puoi organizzare il campo base tanto tu sei abituato a fare la DE. Chiamami. Click”

 

La debole scarica elettrostatica provocata dal riagganciamento ebbe un effetto insperato sul computer di Della Rocca: fece abortire il programma STEN. Le due porcone che schiacciavano la ciccia del loro creatore si irrgidirono come due statue di sale, cosicchè il grasso programmatore ebbe modo di trovare il cavo coassiale della connessione. Lo strattonò per sconnettarlo, e la presa asfissiante delle sue amanti cibernetiche svanì d’un tratto. Si tolse immediatamente il sensore orale ed il visore ed annaspò a lungo per recuperare il fiato. Chi l’avrebbe mai detto, la Smalp gli aveva salvato la vita...

 

 

Massimiliano della Roccia , 120° AUC - Nato a Vicenza nel 1960; ingegnere, sposato con due figli, vive dal '92 negli Stati Uniti, dove lavora nel settore automobilistico; è volontario presso i vigili del fuoco della sua città (Orion Township Fire Department). Il servizio di prima nomina è stato assolto presso la Centoquarantacinquesima compagnia del battaglione Trento.

Terza Parte

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